Uno dei drammi che caratterizza ogni giovane residente dei Paesi economicamente sviluppati è l'impostazione di uno “stile di vita” tale da permettergli di realizzarsi appieno, ovvero di garantirgli la piena possibilità di esibire positivamente le proprie capacità. Tuttavia la stragrande maggioranza di questi giovani è incline a preferire uno status di “normalità”, per il quale si intende non tanto la buona salute, quanto la standardizzazione morale ed attitudinale che caratterizza la nostra epoca; quindi sorge spontanea la domanda: “Cosa c'è di tanto entusiasmante nella normalità di tutti i giorni?”.
I giovani ormai sanno già (o per lo meno ad un livello inconscio) che nel loro futuro si prospetta un titolo quale “dottore”, “professore”, “ingegnere”, “cantante”, “giocatore”, “avvocato”, “politico”, “impiegato pubblico” o comunque che saranno associati a milioni e milioni di altre persone con cui condivideranno lo stesso ruolo, i più finendo nel dimenticatoio dopo pochissimo tempo, divenendo parte di un agglomerato chiamato “disciplina lavorativa”: un po' come accade per le formiche, no? Un dipendente vale l'altro, come una formica operaia ne vale un'altra. Ovviamente non si sta dicendo che nessuno dovrebbe fare il gelataio (anche perché sarebbe una grossa perdita per il palato), ma che ognuno dovrebbe imparare a seguire le proprie passioni ed a non adattarsi alle disponibilità che l'”agglomerato lavorativo” offre: è tutta una questione di opportunità e, finché queste non aumenteranno, l'unica prospettiva a cui il Mondo va in contro è la produzione di tanti automi, autorizzati per eseguire questo e non quello. Inoltre, considerando l'ormai consolidata attitudine del genere umano a cercare un colpevole ben definito in tutto, quando qualcosa non andrà come era stato deciso, si inizierà a cercate un capro espiatorio da immolare per poter dire: “Visto? Siamo ancora in grado di gestire la situazione!” e, mediante un processo di autocompiacimento e propaganda, le Amministrazioni saranno in grado di convincere del fatto che è effettivamente così.
Tutto questo per la mala interpretazione di uno dei più alti concetti, l'Uguaglianza: al giorno d'oggi quando si parla di questa condizione si tende a pensare ad una situazione in cui tutti gli esseri umani hanno pari opportunità, ma pare che ciò non sia un caposaldo delle istituzioni contemporanee, anzi queste sperano di ridurre tutti ad uno status di pura uguaglianza cognitiva (tutti si accorgono delle stesse cose, tutti vogliono le stesse cose, pur non volendole realmente, tutti fanno questo anziché quello, tutti sono percettivamente uguali gli uni con gli altri), spacciando per loro obbiettivo primario la Pace nel Mondo, quando ciò che stanno effettivamente raggiungendo, proprio perché più facile da gestire, è una sorta di “Pace Controllata”.
Prima di continuare è indispensabile puntualizzare i concetti di “Pace” e di quella sua variante “controllata”: si ha Pace quando tutti gli individui sono in grado di essere se stessi senza entrare in conflitto con l'Essere altrui; si ha Pace Controllata quando tutti hanno gli stessi identici principi, quando sono marionette di quegli Amministratori che vogliono fare la minima fatica possibile per ottenere comunque ciò che è nel loro Egoismo sconsiderato.
Questa propensione a rendere “identici” (perché, come si dovrebbe essere già capito, si tratta di Identità e non di Uguaglianza) tutti gli individui, è causata proprio da quella continua ricerca di avere tutto senza fatica, presto e soprattutto senza che qualcuno si intrometta che caratterizza la società umana. Segue un esempio esplicativo di come operano tali Amministrazioni: ci si accorge di avere una camicia grigia tra altre 49 quando si pensava di averne 50 tutte dello stesso colore; che cosa si può fare? E' più conveniente gettare via quella grigia e tenersi le altre quarantanove, oppure prediligere quella grigia e liberarsi di tutte le altre? In ambo i casi il risultato è quello di avere camicie tutte dello stesso colore, ma cosa succede se uno dei capi si sporca e bisogna metterlo a lavare? Finché ci si libera di una delle tante camicie bianche nulla sembra mutare in modo drammatico, ma se ce n'era una sola il guardaroba “collassa”. Questo è il motivo per cui è più facile gestire tante cose tutte identiche tra loro. Ma ipotizziamo che un ladro irrompa nella stanza mentre noi stiamo dormendo: se c'è un solo guardaroba, che tra l'altro contiene tutte camicie del colore che lui sta cercando, per il ladro sarà più facile riuscire nell'impresa (gli basterebbe scassinare la serratura e prendere una camicia a caso); ma se ci fossero 50 guardaroba, uno per ogni colore di camicia, il ladro avrebbe decisamente meno possibilità di successo, quindi dovrebbe (eccetto uno strabiliante colpo di fortuna) scassinare parecchi guardaroba prima di trovare la camicia del colore desiderato, consentendoci quindi di chiamare soccorso. Questo è invece il motivo per cui è più conveniente una certa eterogeneità rispetto alla omologazione, seppur questa più facile da gestire.
La Diversità permette una maggiore stabilità e sicurezza ma una minore facilità di gestione; l'Identità garantisce un facile controllo della massa ma è soggetta a facili alienazioni dell'Equilibrio.
In una società caratterizzata da una forte tendenza all'Identità è difficile riuscire ad affermare la propria Personalità, e questo perché quelle persone che riescono a trovare il coraggio di reagire (anche a livelli semplici) sono subito imitate nelle tendenze, subentra il “copione” (quasi definibile come “emissario dell'Identità”) che inizia a spacciarle per proprie, ma alterandone l'essenza e lo scopo per cui queste erano state ideate in origine: mediante questo processo l'Amministrazione è in grado di inglobare i così detti “rivoluzionari”, creando una situazione in cui essi non possono dire di non riconoscersi e quindi espandendola alla massa, che poi la farà divenire la nuova “moda”. E questo processo, purtroppo, è tremendamente efficace.
Esiste tuttavia una soluzione, un rimedio per il quale la Diversità potrà affermarsi sull'Identità, e si basa proprio sull'unica debolezza considerabile del processo di quest'ultima: la mancanza di idee. Come già detto nella “Riflessione sull'Equilibrio”, uno Stato basato sull'Identità va incontro ad un epilogo in cui la condizione dei cittadini è quella di pura soggezione nei confronti delle Amministrazioni, quindi dove, a causa del lentissimo passo nell'evoluzione sociale e morale, questa si ferma ed inizia una “crisi” a cui non è possibile dare rimedio se non mutando completamente l'impostazione stessa dell'Amministrazione, ovvero iniziando a basarla sulla Diversità. Proprio la consapevolezza di tale “lento, lentissimo cammino” sarà il motore scatenante di un risveglio dai meandri in cui la specie umana si è spinta per la Paura del Cambiamento: tale consapevolezza susciterà Amore per la rinascita, per il rifiorire della magnificenza umana, in quanto specie sociale e variegata. Ma, come per tutte le cose, ci vorrà tempo prima che si faccia strada la spontanea ricerca del Sé, ed una conseguente formazione di un nuovo tipo di Amministrazione: basata sulla Diversità.
Non resta che darsi da fare affinché si riduca il tempo che intercorre da tale obbiettivo.
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