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The Project

Come ogni buon Blog che si rispetti, è necessario intraprendere l'iniziativa della realizzazione di un Progetto: farmers of wasteland da oggi (23 agosto 2010) si occuperà della realizzazione di un LIBRO nel quale saranno raccolti gli ARTICOLI trattati nello stesso blog, anche se con qualche modifica e riformulazione). 
Sarà inoltre pubblicato nel libro un MAIN TOPIC, il quale tratterà in generale lo status dell'essere umano, facendo una panoramica di un sostanzioso numero di argomenti e collegandoli l'uno all'altro per dimostrare che tutto può essere ricondotto a qualcos'altro. 

Ecco una introduzione a questo MAIN TOPIC: 
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Molto spesso capita di sentire degli studenti citare la non ammissione alla successiva classe scolastica (la cosiddetta bocciatura) come essere una cosa per "pivelli": quando un alunno viene bocciato il suo morale ne risente drasticamente (esistono comunque delle eccezioni) tuttavia, nella maggior parte dei casi, ciò che colpisce maggiormente lo studente interessato non è tanto il fatto di dover ripetere l’anno scolastico, bensì ciò che comporta l’allontanamento dalla classe di provenienza: di norma in una classe si formano dei legami di amicizia (e di rivalità) tali che ogni alunno che la compone si sente strettamente legato al resto dei suoi coetanei. 
Negli ultimi tempi (ma ciò avveniva anche nel passato) si sente parlare di “rimandati” costoro sono studenti che non hanno raggiunto la sufficienza piena in tutte le discipline scolastiche. Lo status mentale di questi individui è prossimo alla piena consapevolezza di dover impegnarsi nello studio per superare i cosiddetti esami di riparazione. Ma perché si ha utilizzato il termine “prossimi”? Esistono studenti che si rassegnano e certi che invece si applicano allo studio come mai avrebbero pensato di dover fare: ciò che accade nella mente del primo caso è una elaborazione mentale che li spinge a ritenere infattibile il raggiungimento di una valutazione sufficiente con soli tre mesi di studio e poche lezioni di recupero organizzate dalla propria scuola. 
Certamente va specificato il fatto che le scuole di oggi giorno speculano non poco sui corsi di recupero e sui relativi esami: basti pensare alla quantità di ore che vengono messe a disposizione dalle singole istituzioni per i propri alunni (di norma, non superiori alla decina di incontri da un paio d’ore l’uno), al periodo in cui queste si hanno (nella maggior parte dei casi, concentrate nel periodo di fine giugno – metà luglio), al periodo in cui hanno luogo gli esami di riparazione (solitamente nell’ultima settimana di agosto) e soprattutto alle “peculiarità” di queste lezioni: di norma gli insegnanti che tengono queste lezioni di recupero non sono quelli propri dello studente e questo può essere sia un bene sia un male, ma ciò che colpisce più di ogni altra cosa sono quei casi in cui sono dei veri e propri tirocinanti a sostenere tali lezioni. Quest’ultimo caso è comunque abbastanza raro. 
Da questo si può dedurre che gli studenti che devono sostenere codesti corsi di recupero sono trattati quasi come cavie, oppure come mezzi tramite i quali alcuni insegnati hanno la possibilità di guadagnare denaro, lavorando decisamente meno di quanto durante l’intero anno scolastico. 
Ora si prenderà come esempio l’esperienza di uno studente che sta rischiando di doversi allontanare dalla classe in cui era stato inizialmente collocato: costui certamente si starà ponendo la seguente domanda. 
Ma perché ciò sta accadendo? 
La risposta è apparentemente semplice: il suo livello di attenzione in classe e le ore impiegate nel ripasso domestico non sono stati sufficienti a permettere una buona rendita scolastica. Tuttavia sono anche altri i fattori da considerare: non si può giudicare una persona solo per i suoi risultati scolastici ed un esempio tangibile è lo stesso Einstein, il quale non vantava di valutazioni eccellenti, ma anche del Manzoni vanno ricordate le basse valutazioni nelle materie letterarie. Eppure costoro sono tuttora citati in molte teorie e testi come dei geni della storia dell'umanità. 
Ma allora perchè la maggior parte degli insegnanti è incline a valutare il "valore" di uno studente solo dalle valutazioni? 
Anche per questa domanda è possibile trovare una risposta semplice: uno studente che si applica "punto" alle varie materie e che percepisce valutazioni alte "punto" è il manichino ideale per una popolazione unitarie ed omologata secondo i principi dettati dalle leggi attuali. 
Tuttavia, come nel caso della domanda precedente, è possibile articolare una risposta più profonda, pur riferendosi alla risposta appena formulata: una massa di individui che la pensano tutti nello stesso modo "punto" fa meno paura alle varie amministrazioni che, trovandosi talvolta di fronte ad individui ferrei che hanno sviluppato (più che altro rispolverato) dei nuovi sani principi, iniziano a temere ribaltamenti di potere. 
Ma perchè dovrebbero temere di "perdere" il potere? 
L'umanità ha da sempre l'istinto di predominare sul resto della sua stessa popolazione e sulla natura circostante, quindi ha da sempre cercato di "proteggere" il proprio livello di controllo su queste: la violenza adottata spesso non ha portato agli obbiettivi di questi "potenti" così, ma solo durante gli ultimi due secoli, si è architettato un nuovo modo di tenere a bada i potenziali oppositori. 
E fu così che nacque la propaganda: portare dalla propria parte tutta la propria popolazione (ed in certi casi non solo: si cita come esempio il periodo nazista) è certamente più comodo che intraprendere la cruenta strada della guerra, nella quale inoltre si sarebbe potuto perdere il potere tramite ciò che forse l'essere umano teme ancora più di qualsiasi altra cosa (la morte). 
Tuttavia è da parecchio tempo che non si sente per le strade la parola "propaganda": questo è dovuto al fatto che questo termine è stato fino a metà del secolo scorso indice di monarchia assoluta e che in seguito, per non rischiare di allarmare eccessivamente la popolazione, le varie amministrazioni hanno deciso di camuffarla. Il modo da loro adottato per fare ciò è forse quello a cui nessuno di noi "popolani" penserebbe, ovvero (semplicemente) adottandola a tal punto da farla arrivare nelle case di chiunque, parlandone senza mai citarla in tutti i modi e momenti possibili: se in un vaso piove una sola goccia d'acqua piovana qualunque nuovo osservatore si accorgerebbe di quella sezione più scura ma, se nello stesso vaso facciamo cadere contemporaneamente centinaia di centilitri d'acqua, un individuo appena arrivato per guardarne il contenuto sarebbe incline a dire che quel vaso deve essere stato "per forza" esposto alla pioggia per molto tempo. In questo modo le amministrazioni hanno agito: ricoprendo la popolazione, in tempi estremamente brevi, di un misterioso liquido chiamato propaganda, si sono garantite di immettere nella psicologia della nuova generazione tutti i requisiti necessari per evitare che questa, in un prossimo futuro, decidesse di iniziare a "pensare con la propria testa". 
Va inoltre ricordato che queste hanno potuto approfittare di un fattore non poco decisivo per applicare tale "strato": dopo due guerre mondiali appena finite la popolazione era distrutta, sia fisicamente sia emotivamente, quindi si limitava ad appoggiare qualsiasi atto di riforma (senza tenere dunque conto del fatto delle possibili conseguenze). 
Il caso dell'Italia è forse il più interessante: poco dopo il termine della seconda guerra mondiale (1939-1945) le forze amministratrici di quel tempo iniziarono a proporre al popolo di abbandonare il vecchio sistema amministrativo, che aveva caratterizzato l’Italia sin dalle origini, e di instaurare un nuovo tipo di governo “per garantire come di diritto dovrebbe essere al popolo la piena facoltà di scegliere ed eleggere i propri rappresentanti”. 
In un primo momento questa proposta sembrò al popolo la tanto attesa “liberazione” dalle oppressioni causate dalla monarchia, quindi l’esito delle elezioni fu positivo nei confronti dell’istituzione di quella che è tuttora la forma di governo in Italia: la “democrazia”. 
Nei successivi anni e decenni a nessuno parve che questa forma di governo avesse qualcosa di sbagliato, ed infatti non si vuole dimostrare ciò. Tuttavia, se si fa una panoramica della storia dell’umanità, ci si accorge che la “decisione” da parte del popolo è sempre avvenuta, ed in particolar modo sulla “scelta dei rappresentanti”: in passato, per esempio durante una guerra di conquista, la plebe poteva sì allearsi al fianco del proprio sovrano, per appoggiare (almeno moralmente) la patria, ma poteva anche decidere di compiere tradimento alleandosi alle forze nemiche. Certamente esplicato in questo modo questo avvenimento pare irrilevante ma, se si ragione a livello di “sovrano”, ci si può accorgere del fatto che, se la plebe sosteneva il proprio esercito, ciò implicava il fatto che desiderasse che tutto rimanesse così com’era e quindi anche mantenere lo stesso sovrano mentre, se si alleava con l’esercito nemico, ciò implicava il fatto che non concordasse con il mantenere la stessa amministrazione e che quindi preferisse cambiare sovrano. 
Certamente “cambiare sovrano” all’epoca non comportava sempre il fatto che il nuovo arrivato fosse migliore del precedente, ma ora le cose vanno diversamente: quando un presidente di una qualsiasi carica delude il popolo che lo ha votato, per esempio non facendo ciò che aveva garantito in campagna elettorale, costui difficilmente si confermerà il “posto” anche alle successive elezioni, e proprio in queste il popolo ha la possibilità di scegliere… il fatto è che un tempo non si aveva la possibilità di scegliere tra più di due sovrani, mentre ora è possibile prendere una decisione tra decine di candidati. Ciò che caratterizza però il nuovo modo di elezione è proprio la “campagna elettorale”: tramite questa il candidato cerca di convincere il popolo a votarlo (tramite un rapporto verbale) e l’unica differenza con il passato è solo il metodo di propaganda. 
Riferendosi infatti ai re, agli imperatori, ai tiranni ed in generali a quelli che vengono definiti “monarchi”, ci si può facilmente rendere conto del fatto che tutti questi individui abbiano sempre desiderato, seppur con alcune rare eccezioni, conquistare territori, essere rispettati e, generalmente, avere quella caratteristica ritenuta da sempre indispensabile per poter governare su un territorio: l’autorità, il potere. Ma, paragonando ciò ai nostri giorni, ci si può rapidamente rendere conto che anche i “politici” di oggi giorno pensano principalmente al raggiungimento del “potere” quindi, sovrapponendo le caratteristiche del passato con quelle del presente, ci si accorge del fatto che sostanzialmente non esistono particolari differenze in ambito di “obbiettivi delle forze amministratrici” anzi, forse una differenza esiste: un tempo si operava sulla resistenza e sulle capacità fisiche, mentre ora si preferisce adottare metodi di persuasione psichica, sia per evitare spargimenti di sangue, che potrebbero danneggiare l’immagine dell’amministrazione, sia per impiegare meno fatica fisica ed economica (gli addetti, per esempio, alle torture facevano comunque un lavoro manuale ed in ogni caso questi dovevano pur essere pagati). 
Da questo si deduce il fatto che la “democrazia” sia sempre esistita, ma che al contempo non sia mai esistita. 
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Ciò che si chiede agli utenti di questo blog è di rispondere a questo messaggio proponendo nuovi argomenti da trattare nel LIBRO e, possibilmente, anche di proporre qualche possibile titolo per lo stesso libro. Saranno anche accettate altre forme di risposta, sempre che non violino le restrizioni dettate dall'etica e dalla morale. 


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