Cerca sul web:

mercoledì 28 luglio 2010

Il gioco d'azzardo

Negli ultimi tempi si sente sempre più parlare di "Gratta & Vinci" e derivati... ma perché? La risposta è semplice: ogni individuo a cui viene proposto di ottenere (non si è utilizzato il termine "guadagnare" appunto perché non si ritiene che questo sia il termine più opportuno) del denaro mediante la spesa di soli pochi Euro, corre inevitabilmente verso la tentazione di affermare: "Perché no? Tanto al massimo se mi va male ho speso solo un Euro". Ma, come ben sappiamo, la gente non si ferma all'acquistare un solo "Gratta & Vinci": normalmente la mentalità dei giocatori di questo genere è quella sopraindicata ma, siccome "perdere" è un termine poco gradito da chiunque, questi si accaniscono ripetutamente sul commesso per avere nuovi "Gratta & Vinci" e, quando quelli da 1 Euro finiscono, i giocatori iniziano ad acquistare quelli da 2 Euro, raddoppiando probabilmente il premio massimo, ma anche le probabilità di vincere poco o nulla.

Con un breve ragionamento vi accorgerete che c'è qualcosa di strano in tutto questo: perché giocare? Si è quindi deciso di intervistare, seppur discretamente, alcuni giocatori di "Gratta & Vinci": la risposta "più gettonata" è stata "per raccattare un po' di denaro".
Viene dunque da porsi un'altra domanda: sono tutti dei senzatetto questi giocatori? (Ci si scusa con coloro che sono seriamente impossibilitati nell'avere casa, ma questo paragone sembrava essere l'unico in grado di esprimere lo status mentale dei giocatori d'azzardo accaniti) Certamente alcuni di loro lo diventeranno, poiché continuando in questo modo si indebiteranno a tal punto da non poter più sostenere una vita "normale".
E' si vero che ci sono alcuni casi di persone che riescono, magari con l'aiuto di famigliari ed amici, ad uscire dal mondo del gioco d'azzardo, od altri, seppur veramente pochi, che "giocano responsabilmente", acquistando un "Gratta & Vinci" solo occasionalmente, giocando al Lotto e derivati solo in rare occasioni e non regolarmente, frequentando veramente di rado i Casinò e per il solo piacere di trascorrere una piacevole serata con gli amici, magari neanche giocando.

Ma non tutto finisce sempre bene: ci sono stati casi in cui alcuni giocatori, non essendo più in grado di sostenere le spese, hanno deciso di privarsi della possibilità di vivere, provocando dei nuovi dispiaceri ai famigliari ad agli amici.

martedì 27 luglio 2010

Il rispetto della natura

Sin dalle sue origini, l'essere umano ha sempre cercato di anteporsi alle regole della natura, prima creando semplici strumenti mediante la lavorazione di alcuni prodotti della natura, poi iniziando a modificare l'aspetto dei paesaggi, continuando fino a rendere la natura quasi come un anziano "vicino di casa" ed addirittura renderla un mezzo attraverso il quale ricavare un profitto: è questo il caso del commercio di piante ed animali di qualsivoglia specie. Chi rinuncerebbe ad avere un bel gattino da accarezzare sulle ginocchia? Certamente c'è il caso delle persone allergiche al pelo dei gatti, ma la stragrande maggioranza delle persone sarebbe incline ad acquistare un gatto presso un negozio specializzato oppure, in casi rari, da un conoscente la cui gatta ha avuto una cucciolata abbondante: in questo secondo modo molto probabilmente il cucciolo, non essendo ancora autosufficiente, vive le sue prime settimane in un buono stato di salute, ma nell'altro caso sono molti i dubbi che ci dovrebbero indurre a pensare che il cucciolo appena comprato non abbia vissuto le sue prime settimane di vita in un buono stato di salute. Il rischio è sempre quello di acquistare un animale (abbandono l'esempio del gatto per gli amanti dei cani) che è stato privato quasi subito dell'affetto della madre, magari proprio per metterlo in una gabbia e spedirlo per corrispondenza al negozio di animali al quale ci siamo riferiti; un altro fattore da tenere in considerazione è che l'animale, durante il suo viaggio dal Paese di provenienza a quello di arrivo, in certi casi (e specialmente nel caso di animali esotici) è stato sottoposto ad uno stress fisico paragonabile al nostro correre senza sosta per settimane: la reclusione in una gabbia, la malnutrizione e la carenza d'acqua sono le basi ideali per incattivire un animale, se poi la gabbia è sporca e ricca di batteri, il cibo di scarsa qualità e l'acqua contaminata da qualsivoglia genere di organismo pericoloso, le condizioni fisiche e mentali dell'animale sono ridotte ad un livello inimmaginabile.
Ma non esiste solo il caso degli animali: vi è mai capitato di entrare in un centro commerciale e vedere delle simpatiche commesse dare da bere alle piante in vendita? Generalmente questo potrà sembrare normale: la pianta sembra avere bisogno di acqua ed io l'annaffio, ma siete proprio sicuri che quelle commesse siano esperte di piante? Certamente ci possono essere dei casi straordinari, ma la stragrande maggioranza degli addetti nei supermercati e, mi duole ammetterlo, anche in alcuni negozi specializzati, non ha la più pallida idea di come comportarsi con alcune specie di piante, specialmente con quelle più delicate. Esempi chiave sono le piante esotiche ed i bonsai: questi ultimi (in generale comunque tutte le piante) avrebbero bisogno di continue cure, tra cui la somministrazione d'acqua, l'esposizione alla luce ed al vento specifiche per ogni specie, ma da quanto è possibile osservare, la gente non si interessa più di questi dettagli e continua imperturbabile a somministrare litri e litri d'acqua ad una pianta che avrebbe bisogno solo di pochi centilitri.
Prima di continuare, siccome ho fatto l'esempio dei bonsai, vorrei specificare che la realizzazione di bonsai è si un metodo per tenere delle piante, anche ambigue, in territori estranei a quelli di origine ma, essendo questa un'abitudine millenaria dell'essere umano, si può dire che la natura ha cercato di fare un favore all'uomo adattandosi ai suoi capricci. Inoltre, diversamente da come molti credono, il "bonsai" non è una pianta sottoposta a continue amputazioni (potature varie), geneticamente modificata e costretta a vivere in uno spazio disdicevole: teoricamente un bonsai sottoposto alle varie cure, come rinvaso e potatura, potrebbe vivere per tempi che vanno ben oltre la vita di un comune albero ma, siccome non si desidera assillarvi con tutte le varie spiegazioni (almeno su questo blog), il consiglio è quello di acquistare il libro:
"Bonsai" (Colin Lewis) - Logos Editore
Tornando all'articolo, un altro dato da tenere in considerazione è che anche le piante sono sottoposte a maltrattamenti durante lo spostamento dal centro di coltivazione intensiva al negozio: infatti, isolate in uno spazio chiuso, privo di luce quale i bagagliaio di un furgone e prive di adeguate cure sanitarie, le piante vengono sottoposte ad uno stress paragonabile al nostro rimanere in una sauna per giorni e giorni.
Con quanto appena detto ho cercato di fare luce sugli aspetti "dietro le quinte" del commercio di animali e piante: personalmente ritengo che l'essere umano si stia spingendo troppo oltre il limite del rispetto, infatti con le modifiche intensive e senza riguardi del paesaggio ed altri fattori, l'uomo sta seriamente rischiando di indurre la natura a ribellarsi: esempi di queste rivolte sono le invasioni di formiche rosse in alcuni territori abitati del centro/sud America, ma più in generale è necessario guardare alle semplici incursioni di animali selvatici nei territori urbani.

venerdì 23 luglio 2010

Presentazione del blog

Prima di qualsiasi altra cosa è necessario che vi esponga le motivazioni per le quali ho deciso di dare vita a questo blog: alcune settimane fa, durante una vacanza-studio in Inghilterra, incontrai una persona con la quale ebbi l'opportunità di discutere di alcuni argomenti di peculiare delicatezza, come per esempio il fatto che l'essere umano si sta via via indirizzando ad una "omologazione di pensiero e di stile di vita": un esempio ne sono le mode, secondo le quali infatti ogni individuo dovrebbe indossare certi capi di abbigliamento ed adottare certe inclinazioni nei confronti di coloro che cercano di adottare un proprio stile. Ma il problema non è tanto il fatto che la gente si stia adattando ad indossare gli stessi capi di abbigliamento: il vero problema si manifesta quando queste persone iniziano ad avere atteggiamenti anti-etici nei confronti di coloro che stanno cercando di preservare una propria originalità (e non mi riferisco solo al fenomeno del bullismo: anche assillare una persona "ambigua" per avere una sua fotografia, o peggio ancora escluderla da qualsivoglia gruppo si sia formato, è un caso di anti-eticità).
In ogni caso non devo essere io ad esporvi le motivazioni secondo le quali dovreste, nel caso in cui siate nel gruppo di maggioranza, ragionare e dare una vostra interpretazione sul fenomeno della "omologazione del pensiero"... la mente è vostra, io vi sto semplicemente chiedendo di non lasciare che qualcuno condizioni il vostro modo di ragionare, di diventare "corpacci senza testa": la capacità di avere un proprio pensiero, una propria opinione, è fondamentale per mantenere salda la propria personalità.
La scelta del suddetto nome di dominio è quindi riconducibile all'obbiettivo di questo blog: ormai le persone in grado di elaborare un proprio stile (non mi riferisco solo all'abbigliamento) si stanno via via sparpagliando per il mondo, molto probabilmente alla ricerca di nuove esperienze, e l'unico modo rapido per rintracciarle è forse proprio l'utilizzo del web, magari anche cercando di dissotterrare dalle idee comuni qualche altro individuo volenteroso. Indi per cui poscia in questo blog si tratteranno argomenti di peculiare delicatezza, cercando di non causare dispiaceri ad alcuna persona.
Con questo vi auguro una buona lettura dei prossimi articoli, incitandovi a dare un vostro commento ogniqualvolta abbiate qualcosa da dire a riguardo.