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venerdì 27 maggio 2011

Uguaglianza

Uno dei drammi che caratterizza ogni giovane residente dei Paesi economicamente sviluppati è l'impostazione di uno “stile di vita” tale da permettergli di realizzarsi appieno, ovvero di garantirgli la piena possibilità di esibire positivamente le proprie capacità. Tuttavia la stragrande maggioranza di questi giovani è incline a preferire uno status di “normalità”, per il quale si intende non tanto la buona salute, quanto la standardizzazione morale ed attitudinale che caratterizza la nostra epoca; quindi sorge spontanea la domanda: “Cosa c'è di tanto entusiasmante nella normalità di tutti i giorni?”.
I giovani ormai sanno già (o per lo meno ad un livello inconscio) che nel loro futuro si prospetta un titolo quale “dottore”, “professore”, “ingegnere”, “cantante”, “giocatore”, “avvocato”, “politico”, “impiegato pubblico” o comunque che saranno associati a milioni e milioni di altre persone con cui condivideranno lo stesso ruolo, i più finendo nel dimenticatoio dopo pochissimo tempo, divenendo parte di un agglomerato chiamato “disciplina lavorativa”: un po' come accade per le formiche, no? Un dipendente vale l'altro, come una formica operaia ne vale un'altra. Ovviamente non si sta dicendo che nessuno dovrebbe fare il gelataio (anche perché sarebbe una grossa perdita per il palato), ma che ognuno dovrebbe imparare a seguire le proprie passioni ed a non adattarsi alle disponibilità che l'”agglomerato lavorativo” offre: è tutta una questione di opportunità e, finché queste non aumenteranno, l'unica prospettiva a cui il Mondo va in contro è la produzione di tanti automi, autorizzati per eseguire questo e non quello. Inoltre, considerando l'ormai consolidata attitudine del genere umano a cercare un colpevole ben definito in tutto, quando qualcosa non andrà come era stato deciso, si inizierà a cercate un capro espiatorio da immolare per poter dire: “Visto? Siamo ancora in grado di gestire la situazione!” e, mediante un processo di autocompiacimento e propaganda, le Amministrazioni saranno in grado di convincere del fatto che è effettivamente così.
Tutto questo per la mala interpretazione di uno dei più alti concetti, l'Uguaglianza: al giorno d'oggi quando si parla di questa condizione si tende a pensare ad una situazione in cui tutti gli esseri umani hanno pari opportunità, ma pare che ciò non sia un caposaldo delle istituzioni contemporanee, anzi queste sperano di ridurre tutti ad uno status di pura uguaglianza cognitiva (tutti si accorgono delle stesse cose, tutti vogliono le stesse cose, pur non volendole realmente, tutti fanno questo anziché quello, tutti sono percettivamente uguali gli uni con gli altri), spacciando per loro obbiettivo primario la Pace nel Mondo, quando ciò che stanno effettivamente raggiungendo, proprio perché più facile da gestire, è una sorta di “Pace Controllata”.
Prima di continuare è indispensabile puntualizzare i concetti di “Pace” e di quella sua variante “controllata”: si ha Pace quando tutti gli individui sono in grado di essere se stessi senza entrare in conflitto con l'Essere altrui; si ha Pace Controllata quando tutti hanno gli stessi identici principi, quando sono marionette di quegli Amministratori che vogliono fare la minima fatica possibile per ottenere comunque ciò che è nel loro Egoismo sconsiderato.
Questa propensione a rendere “identici” (perché, come si dovrebbe essere già capito, si tratta di Identità e non di Uguaglianza) tutti gli individui, è causata proprio da quella continua ricerca di avere tutto senza fatica, presto e soprattutto senza che qualcuno si intrometta che caratterizza la società umana. Segue un esempio esplicativo di come operano tali Amministrazioni: ci si accorge di avere una camicia grigia tra altre 49 quando si pensava di averne 50 tutte dello stesso colore; che cosa si può fare? E' più conveniente gettare via quella grigia e tenersi le altre quarantanove, oppure prediligere quella grigia e liberarsi di tutte le altre? In ambo i casi il risultato è quello di avere camicie tutte dello stesso colore, ma cosa succede se uno dei capi si sporca e bisogna metterlo a lavare? Finché ci si libera di una delle tante camicie bianche nulla sembra mutare in modo drammatico, ma se ce n'era una sola il guardaroba “collassa”. Questo è il motivo per cui è più facile gestire tante cose tutte identiche tra loro. Ma ipotizziamo che un ladro irrompa nella stanza mentre noi stiamo dormendo: se c'è un solo guardaroba, che tra l'altro contiene tutte camicie del colore che lui sta cercando, per il ladro sarà più facile riuscire nell'impresa (gli basterebbe scassinare la serratura e prendere una camicia a caso); ma se ci fossero 50 guardaroba, uno per ogni colore di camicia, il ladro avrebbe decisamente meno possibilità di successo, quindi dovrebbe (eccetto uno strabiliante colpo di fortuna) scassinare parecchi guardaroba prima di trovare la camicia del colore desiderato, consentendoci quindi di chiamare soccorso. Questo è invece il motivo per cui è più conveniente una certa eterogeneità rispetto alla omologazione, seppur questa più facile da gestire.
La Diversità permette una maggiore stabilità e sicurezza ma una minore facilità di gestione; l'Identità garantisce un facile controllo della massa ma è soggetta a facili alienazioni dell'Equilibrio.
In una società caratterizzata da una forte tendenza all'Identità è difficile riuscire ad affermare la propria Personalità, e questo perché quelle persone che riescono a trovare il coraggio di reagire (anche a livelli semplici) sono subito imitate nelle tendenze, subentra il “copione” (quasi definibile come “emissario dell'Identità”) che inizia a spacciarle per proprie, ma alterandone l'essenza e lo scopo per cui queste erano state ideate in origine: mediante questo processo l'Amministrazione è in grado di inglobare i così detti “rivoluzionari”, creando una situazione in cui essi non possono dire di non riconoscersi e quindi espandendola alla massa, che poi la farà divenire la nuova “moda”. E questo processo, purtroppo, è tremendamente efficace.
Esiste tuttavia una soluzione, un rimedio per il quale la Diversità potrà affermarsi sull'Identità, e si basa proprio sull'unica debolezza considerabile del processo di quest'ultima: la mancanza di idee. Come già detto nella “Riflessione sull'Equilibrio”, uno Stato basato sull'Identità va incontro ad un epilogo in cui la condizione dei cittadini è quella di pura soggezione nei confronti delle Amministrazioni, quindi dove, a causa del lentissimo passo nell'evoluzione sociale e morale, questa si ferma ed inizia una “crisi” a cui non è possibile dare rimedio se non mutando completamente l'impostazione stessa dell'Amministrazione, ovvero iniziando a basarla sulla Diversità. Proprio la consapevolezza di tale “lento, lentissimo cammino” sarà il motore scatenante di un risveglio dai meandri in cui la specie umana si è spinta per la Paura del Cambiamento: tale consapevolezza susciterà Amore per la rinascita, per il rifiorire della magnificenza umana, in quanto specie sociale e variegata. Ma, come per tutte le cose, ci vorrà tempo prima che si faccia strada la spontanea ricerca del Sé, ed una conseguente formazione di un nuovo tipo di Amministrazione: basata sulla Diversità.
Non resta che darsi da fare affinché si riduca il tempo che intercorre da tale obbiettivo.

giovedì 16 dicembre 2010

Equilibrio

Sarebbe possibile giungere ad uno stato di puro e semplice "Equilibrio"? La risposta a questa domanda dipende da quale concetto di Equilibrio si vuole analizzare: in generale quando si cita questo termine (nella vita quotidiana od in occasioni particolari) si fa riferimento al fatto che per avere qualcosa in equilibrio debbano coesistere più fattori che, sommati l'uno con l'altro, portano ad una "fase di quiete". Con tale definizione è possibile riassumere le varie concezioni di Equilibrio, da quella fisica a quella trascendentale del subconscio.
Ora si figurino due "luci" per ogni polo (i "fattori" sopraindicati) che interessa un determinato argomento: in questo modo si raggiunge una fase di quiete, in cui ogni polo ne ha almeno un altro che gli impedisce di affermarsi in modo assoluto. Questa è una prima fase di quiete, ovvero di Equilibrio, tuttavia non si tratta di un Equilibrio Puro: coesistendo fattori non omogenei insorge spontaneamente il tentativo, da parte di ogni polo, di adoperarsi per il raggiungimento di uno stato di predominanza sugli altri. Generalmente i "poli" sono sostanzialmente due: anche nel caso in cui nella situazione di origine fosse presente un numero superiore di questi fattori, il sistema per l'Equilibrio si riduce sempre a due poli principali, con un numero variabile di "minoranze" poco incisive (ovvero che non sono state in grado di affermarsi quanto i poli principali); nel caso in cui fosse solo uno di questi fattori a raggiungere uno standard tale da garantirgli uno stato di predominanza, il secondo polo sarebbe comunque l'insieme di tutte le minoranze. Specificato ciò, si desidera proseguire con la descrizione delle fasi di Equilibrio Puro.
Si riconsiderino le "luci" già viste nel caso precedente, ma questa volta tutte e quattro illuminate dello stesso colore: è questo il caso dell'Equilibrio Puro di categoria "ON", ovvero che presenta un unico grande polo di dominanza. Tuttavia, per raggiungere questo genere di equilibrio sarebbe necessario riassumere tutte le correnti di pensiero in un'unica "corrente di Verità"; ma è realmente possibile raggiungere una situazione in cui tutti gli esseri umani concordano in tutto e per tutto? In cui, più specificatamente, tutti gli esseri umani sono eguali di fronte a qualsiasi circostanza si prenda in considerazione? Sarebbe possibile dare vita ad un mondo in cui l'individuo A sarebbe sostituibile con l'individuo B, senza che nulla cambi ad eccezione del sesso? Come si suol dire, "tutto è possibile, basta che tu ci creda": in effetti sarebbe sufficiente mutare tutti (a livello di ragionamento, valori e modelli) a propria immagine, vivere quindi miliardi di vite in contemporanea. Ma quale sarebbe il risultato di questo Equilibrio? La risposta probabilmente la conosce pure il bambino che scopre per la prima volta la differenza tra una tazza ed un bicchiere: il risultato sarebbe un mondo Caotico, grigio, privo di emozioni, "Monotono". Certamente qualcuno potrebbe affermare che ci sarebbero anche dei vantaggi. In effetti, amministrare un mondo in cui tutti la pensano allo stesso modo sarebbe l'apoteosi della politica: governare miliardi di menti risulterebbe estremamente facile. Tuttavia questo sistema è destinato a degenerare fino all'annullamento: le Conoscenze disponibili rimarrebbero in perpetuo le stesse del momento in cui si è stati in grado di creare tale sistema, quindi, pur scegliendo come "obbiettivo" di quel mondo lo sviluppo culturale, pur affermando che le "idee" e le "innovazioni" esisterebbero, si cadrebbe inevitabilmente in una fase di declino quando tali "idee" finiscono; dopotutto, anche essendo onnipresente, la "testa" è una ed una sola: essere onnipresente non implica essere onnipotente, e l'onnipotenza di questo tipo di Equilibrio è stata smentita poche righe di sopra.
Rimane dunque da esaminare un'ultima condizione di Equilibrio: quella in cui tutte le "luci" sono spente. Questa, similmente alla precedente, è definibile come categoria "OFF".
Ipotizzando uno status in cui non esistono parti, in cui quindi non vi è predominanza alcuna, si è finalmente in grado di raggiungere quella tanto desiderata condizione di Equilibrio Puro: nessuno è superiore a qualcun altro, ogni individuo mantiene la sua personalità e non è continuamente persuaso a mutarla (come accade invece nelle politiche odierne) e, diversamente da quanto si potrebbe pensare, la criminalità subirebbe un drastico taglio.
Ovviamente raggiungere tale Equilibrio non è affatto semplice, e questo perché l'essere umano è ancora "immaturo e primitivo", quindi teme in modo esagerato ogni minimo mutamento di Pensiero, si ostina ad avvalorare le proprie convinzioni senza prendere neanche un po' in considerazione l'ipotesi e l'opinione altrui e, di ancor più dannoso per la sua evoluzione, cerca di convincere i suoi simili ad assecondare ogni suo minimo capriccio.
Diversamente complessa sarebbe la perpetuazione di tale status, infatti le azioni necessarie a ciò sono racchiuse nell'istinto primario dell'Homo: "fare tutto ciò che mi rende piacere" è effettivamente la "legge" più vicina all'Essere, più vicina all'Etica Convivenza. Alcuni però potrebbero insinuare che seguire tale presupposto porterebbe irrimediabilmente all'anarchia, ed effettivamente è così, ma costoro dimenticano una delle precedenti asserzioni di tale scritto: l'essere umano è ancora una specie primitiva. La "regola" sopracitata risulterebbe di estremo valore morale, nonché portatrice di Libertà e Pace, ad ogni specie evoluta tanto da capire che non sono necessarie ulteriori regole per amministrare una comunità di persone, e questo perché con una Coscienza evoluta la cessione di tasse allo Stato, il non uccidere e qualsivoglia altra legge, sarebbero azioni spontanee: a nessuno verrebbe in mente di arrecare volontariamente danno ad un proprio simile; le "leggi" non scrivibili dell'Etica sarebbero spontaneamente rispettate.
Ma come già si è affermato, tale condizione di Equilibrio Puro è irraggiungibile senza una evoluzione della Coscienza Collettiva.

giovedì 18 novembre 2010

Anti-Idrogeno

Nella giornata del 17 Novembre 2010, presso il centro del Cern di Ginevra sono stati ottenuti 38 "anti-atomi" di Idrogeno: il tempo per studiarli è stato inferiore al decimo di secondo, ma i risultati di questo studio sono stati particolarmente interessati.
In questo articolo non si ha intenzione di parlare di quanto è avvenuto al Cern, bensì si ha intenzione di raccogliere il maggior numero di commenti... quindi, Cari Lettori, esponete un vostro commento a riguardo.

Nel frattempo ecco un primo commento da parte del Founder Kuroutadori:

" Per quanto mi riguarda l'importante è che gli scienziati del Cern facciano bene il loro lavoro, senza quindi fare "test per verificare quanto possa tornare utile l'antimateria": il Cern è dopotutto un sistema di acceleratori di particelle e non un centro in cui potenziali esplosioni possano essere contenute in modo tale da essere paragonate ad uno schiaffo sulla guancia, tra l'altro non si trova in un luogo estremamente isolato, quindi nel caso in cui (sperando comunque di no) qualcosa non vada come si spera, le conseguenze sarebbero comunque ingenti.
Ritengo che questa ricerca sia importante sul punto di vista scientifico, ma non vorrei che in tutti questi anni lo scopo primario del progetto fosse stata la dimostrazione dell'inesistenza di Dio: è a mio parere giustissimo fare delle ricerche su questi ambiti, ma non vorrei che la stupidità umana (che come veniva detto prima è infinita) portasse ad una situazione di insicurezza collettiva... citando Anassimandro e poi Eraclito, "senza un Contrario non esiste il Contrario corrispondente" e "senza il Conflitto, la Contrapposizione, non è possibile esprimere un dato Argomento", quindi non bisognerebbe affermare che la "Scienza" è assoluta nei confronti della "Fede": sarebbe come affermare che la scienza è l'origine di tutto, ma da quanto noi tutti sappiamo, ciò non è corretto, infatti le varie scienze sono solo un "Metodo" attraverso il quale l'essere umano ha cercato di interpretare la Natura che lo circondava, e non quel fattore che ha dato origine all'Universo... verrebbe quasi quasi da dire che la Scienza è ciò che ci permette di interpretare i fenomeni razionali della Fede, non potendo quindi operare sugli aspetti "irrazionali". "

mercoledì 6 ottobre 2010

Condizione umana nel nuovo millennio

Oggi giorno tutti sembrano voler farsi rappresentare da qualcosa che in realtà non corrisponde alla loro reale natura: si nascondono dietro ad un alterego! Ma questa "paura di non essere accettati" da che cosa nasce? Bisogna certamente dire che le restrizioni imposte dalle varie "amministrazioni" giocano un ruolo importante in questa "esclusione della personalità", ma tutto ciò è anche dovuto al fatto che la gente ormai si è rassegnata a vivere una vita monotona, limitandosi ad avere una prospettiva netta e schematica di tutto ciò che la circonda, senza quindi accorgersi di quanto sta perdendo! Si accontenta di essere gestita (quasi telecomandata) dalle "amministrazioni" che, proprio sfruttando questa passività della gente, hanno e stanno tuttora cercando di sottomettere la natura, danneggiando quindi la cosa più importante: il rispetto da parte della natura.

UBI EST VERITAS? "Dov'è la verità?" LIES EVERYWHERE! "Si trova ovunque! / Bugie ovunque!"

Da questa frase, la cui prima parte inoltre è una citazione da Cicerone, si capisce come la realtà delle cose sia ovunque, ma al contempo la mentalità della gente non è in grado di comprenderla: afferma che si tratta solo di bugie... si chiude in se stessa senza voler capire o reagire. E questo, come si usa dire oggi giorno, è molto triste!

IMMAGINE REALIZZATA DA KUROUTADORI "SIGURD"

mercoledì 1 settembre 2010

Come tutto è, pur non esistendo

Molto spesso capita di sentire degli studenti citare la non ammissione alla successiva classe scolastica (la cosiddetta bocciatura) come essere una cosa per "pivelli": quando un alunno viene bocciato il suo morale ne risente drasticamente (esistono comunque delle eccezioni) tuttavia, nella maggior parte dei casi, ciò che colpisce maggiormente lo studente interessato non è tanto il fatto di dover ripetere l’anno scolastico, bensì ciò che comporta l’allontanamento dalla classe di provenienza: di norma in una classe si formano dei legami di amicizia (e di rivalità) tali che ogni alunno che la compone si sente strettamente legato al resto dei suoi coetanei.
Negli ultimi tempi (ma ciò avveniva anche nel passato) si sente parlare di “rimandati” costoro sono studenti che non hanno raggiunto la sufficienza piena in tutte le discipline scolastiche. Lo status mentale di questi individui è prossimo alla piena consapevolezza di dover impegnarsi nello studio per superare i cosiddetti esami di riparazione. Ma perché si ha utilizzato il termine “prossimi”? Esistono studenti che si rassegnano e certi che invece si applicano allo studio come mai avrebbero pensato di dover fare: ciò che accade nella mente del primo caso è una elaborazione mentale che li spinge a ritenere infattibile il raggiungimento di una valutazione sufficiente con soli tre mesi di studio e poche lezioni di recupero organizzate dalla propria scuola.
Certamente va specificato il fatto che le scuole di oggi giorno speculano non poco sui corsi di recupero e sui relativi esami: basti pensare alla quantità di ore che vengono messe a disposizione dalle singole istituzioni per i propri alunni (di norma, non superiori alla decina di incontri da un paio d’ore l’uno), al periodo in cui queste si hanno (nella maggior parte dei casi, concentrate nel periodo di fine giugno – metà luglio), al periodo in cui hanno luogo gli esami di riparazione (solitamente nell’ultima settimana di agosto) e soprattutto alle “peculiarità” di queste lezioni: di norma gli insegnanti che tengono queste lezioni di recupero non sono quelli propri dello studente e questo può essere sia un bene sia un male, ma ciò che colpisce più di ogni altra cosa sono quei casi in cui sono dei veri e propri tirocinanti a sostenere tali lezioni. Quest’ultimo caso è comunque abbastanza raro.
Da questo si può dedurre che gli studenti che devono sostenere codesti corsi di recupero sono trattati quasi come cavie, oppure come mezzi tramite i quali alcuni insegnati hanno la possibilità di guadagnare denaro, lavorando decisamente meno di quanto durante l’intero anno scolastico.
Ora si prenderà come esempio l’esperienza di uno studente che sta rischiando di doversi allontanare dalla classe in cui era stato inizialmente collocato: costui certamente si starà ponendo la seguente domanda.
Ma perché ciò sta accadendo?
La risposta è apparentemente semplice: il suo livello di attenzione in classe e le ore impiegate nel ripasso domestico non sono stati sufficienti a permettere una buona rendita scolastica. Tuttavia sono anche altri i fattori da considerare: non si può giudicare una persona solo per i suoi risultati scolastici ed un esempio tangibile è lo stesso Einstein, il quale non vantava di valutazioni eccellenti, ma anche del Manzoni vanno ricordate le basse valutazioni nelle materie letterarie. Eppure costoro sono tuttora citati in molte teorie e testi come dei geni della storia dell'umanità.
Ma allora perchè la maggior parte degli insegnanti è incline a valutare il "valore" di uno studente solo dalle valutazioni?
Anche per questa domanda è possibile trovare una risposta semplice: uno studente che si applica "punto" alle varie materie e che percepisce valutazioni alte "punto" è il manichino ideale per una popolazione unitarie ed omologata secondo i principi dettati dalle leggi attuali.
Tuttavia, come nel caso della domanda precedente, è possibile articolare una risposta più profonda, pur riferendosi alla risposta appena formulata: una massa di individui che la pensano tutti nello stesso modo "punto" fa meno paura alle varie amministrazioni che, trovandosi talvolta di fronte ad individui ferrei che hanno sviluppato (più che altro rispolverato) dei nuovi sani principi, iniziano a temere ribaltamenti di potere.
Ma perchè dovrebbero temere di "perdere" il potere?
L'umanità ha da sempre l'istinto di predominare sul resto della sua stessa popolazione e sulla natura circostante, quindi ha da sempre cercato di "proteggere" il proprio livello di controllo su queste: la violenza adottata spesso non ha portato agli obbiettivi di questi "potenti" così, ma solo durante gli ultimi due secoli, si è architettato un nuovo modo di tenere a bada i potenziali oppositori.
E fu così che nacque la propaganda: portare dalla propria parte tutta la propria popolazione (ed in certi casi non solo: si cita come esempio il periodo nazista) è certamente più comodo che intraprendere la cruenta strada della guerra, nella quale inoltre si sarebbe potuto perdere il potere tramite ciò che forse l'essere umano teme ancora più di qualsiasi altra cosa (la morte).
Tuttavia è da parecchio tempo che non si sente per le strade la parola "propaganda": questo è dovuto al fatto che questo termine è stato fino a metà del secolo scorso indice di monarchia assoluta e che in seguito, per non rischiare di allarmare eccessivamente la popolazione, le varie amministrazioni hanno deciso di camuffarla. Il modo da loro adottato per fare ciò è forse quello a cui nessuno di noi "popolani" penserebbe, ovvero (semplicemente) adottandola a tal punto da farla arrivare nelle case di chiunque, parlandone senza mai citarla in tutti i modi e momenti possibili: se in un vaso piove una sola goccia d'acqua piovana qualunque nuovo osservatore si accorgerebbe di quella sezione più scura ma, se nello stesso vaso facciamo cadere contemporaneamente centinaia di centilitri d'acqua, un individuo appena arrivato per guardarne il contenuto sarebbe incline a dire che quel vaso deve essere stato "per forza" esposto alla pioggia per molto tempo. In questo modo le amministrazioni hanno agito: ricoprendo la popolazione, in tempi estremamente brevi, di un misterioso liquido chiamato propaganda, si sono garantite di immettere nella psicologia della nuova generazione tutti i requisiti necessari per evitare che questa, in un prossimo futuro, decidesse di iniziare a "pensare con la propria testa".
Va inoltre ricordato che queste hanno potuto approfittare di un fattore non poco decisivo per applicare tale "strato": dopo due guerre mondiali appena finite la popolazione era distrutta, sia fisicamente sia emotivamente, quindi si limitava ad appoggiare qualsiasi atto di riforma (senza tenere dunque conto del fatto delle possibili conseguenze).
Il caso dell'Italia è forse il più interessante: poco dopo il termine della seconda guerra mondiale (1939-1945) le forze amministratrici di quel tempo iniziarono a proporre al popolo di abbandonare il vecchio sistema amministrativo, che aveva caratterizzato l’Italia sin dalle origini, e di instaurare un nuovo tipo di governo “per garantire come di diritto dovrebbe essere al popolo la piena facoltà di scegliere ed eleggere i propri rappresentanti”.
In un primo momento questa proposta sembrò al popolo la tanto attesa “liberazione” dalle oppressioni causate dalla monarchia, quindi l’esito delle elezioni fu positivo nei confronti dell’istituzione di quella che è tuttora la forma di governo in Italia: la “democrazia”.
Nei successivi anni e decenni a nessuno parve che questa forma di governo avesse qualcosa di sbagliato, ed infatti non si vuole dimostrare ciò. Tuttavia, se si fa una panoramica della storia dell’umanità, ci si accorge che la “decisione” da parte del popolo è sempre avvenuta, ed in particolar modo sulla “scelta dei rappresentanti”: in passato, per esempio durante una guerra di conquista, la plebe poteva sì allearsi al fianco del proprio sovrano, per appoggiare (almeno moralmente) la patria, ma poteva anche decidere di compiere tradimento alleandosi alle forze nemiche. Certamente esplicato in questo modo questo avvenimento pare irrilevante ma, se si ragione a livello di “sovrano”, ci si può accorgere del fatto che, se la plebe sosteneva il proprio esercito, ciò implicava il fatto che desiderasse che tutto rimanesse così com’era e quindi anche mantenere lo stesso sovrano mentre, se si alleava con l’esercito nemico, ciò implicava il fatto che non concordasse con il mantenere la stessa amministrazione e che quindi preferisse cambiare sovrano.
Certamente “cambiare sovrano” all’epoca non comportava sempre il fatto che il nuovo arrivato fosse migliore del precedente, ma ora le cose vanno diversamente: quando un presidente di una qualsiasi carica delude il popolo che lo ha votato, per esempio non facendo ciò che aveva garantito in campagna elettorale, costui difficilmente si confermerà il “posto” anche alle successive elezioni, e proprio in queste il popolo ha la possibilità di scegliere… il fatto è che un tempo non si aveva la possibilità di scegliere tra più di due sovrani, mentre ora è possibile prendere una decisione tra decine di candidati. Ciò che caratterizza però il nuovo modo di elezione è proprio la “campagna elettorale”: tramite questa il candidato cerca di convincere il popolo a votarlo (tramite un rapporto verbale) e l’unica differenza con il passato è solo il metodo di propaganda.
Riferendosi infatti ai re, agli imperatori, ai tiranni ed in generali a quelli che vengono definiti “monarchi”, ci si può facilmente rendere conto del fatto che tutti questi individui abbiano sempre desiderato, seppur con alcune rare eccezioni, conquistare territori, essere rispettati e, generalmente, avere quella caratteristica ritenuta da sempre indispensabile per poter governare su un territorio: l’autorità, il potere. Ma, paragonando ciò ai nostri giorni, ci si può rapidamente rendere conto che anche i “politici” di oggi giorno pensano principalmente al raggiungimento del “potere” quindi, sovrapponendo le caratteristiche del passato con quelle del presente, ci si accorge del fatto che sostanzialmente non esistono particolari differenze in ambito di “obbiettivi delle forze amministratrici” anzi, forse una differenza esiste: un tempo si operava sulla resistenza e sulle capacità fisiche, mentre ora si preferisce adottare metodi di persuasione psichica, sia per evitare spargimenti di sangue, che potrebbero danneggiare l’immagine dell’amministrazione, sia per impiegare meno fatica fisica ed economica (gli addetti, per esempio, alle torture facevano comunque un lavoro manuale ed in ogni caso questi dovevano pur essere pagati).
Da questo si deduce il fatto che la “democrazia” sia sempre esistita, ma che al contempo non sia mai esistita.